Simone Turra “Sculture e Disegni”

Simone Turra, ovvero la materia come esistenza

Per chi si accinge a scrivere su un artista, uno scultore nel mio caso, potrebbe essere facile, per non dire banale, trovare paralleli con nomi consacrati dalla storia dell’arte, ma non amo assolutamente fare paragoni, in quanto sono fermamente convinta che ogni persona abbia una propria referenzialità e valga per se stessa, dato che è un essere unico. Secondo me fare scultura è un atto creativo che nasce molto lontano ed è legato ad una progettualità che coinvolge diversi piani semantici e soprattutto diverse conoscenze che spaziano dai materiali alla tecnica, dalla idealità alla concretezza. Ho ritrovato tutti questi elementi in Simone Turra, nelle sue opere che riflettono il divenire e il farsi di un’idea che parte dalla natura e quindi dalla realtà e ad essa ritorna sotto mentite spoglie.
Torsi, Comparazioni, Figure, Composizioni, opere in cui la fusione tra natura ed uomo, in quanto essere che appartiene all’universo, è completa, in cui i particolari alludono e richiamano, ma non si mostrano mai completamente in quella che è la loro vera essenza. Il fruitore deve impossessarsi dell’opera, deve farla sua, interpretarla secondo la propria sensibilità, perchè lo scultore ci fornisce le chiavi di lettura possibili e ci affida l’opera, come se, nel momento stesso in cui l’ha generata, non gli appartenesse più in esclusiva. Noi quindi dobbiamo cercare di capire. In questa tendenza alla semplificazione formale, dove astratto e concreto, figurativo e non-figurativo convivono in una sintesi perfettamente calcolata, possiamo notare una riflessione collegata ad alcune tematiche che, come in un ciclo, ritornano su eventi e momenti e danno origine a situazioni in cui la storia diventa la base per partire e meditare.
Ma è presente anche nella storia dell’arte, stratificata e sedimentata, perchè nulla può nascere se non dalla conoscenza e se pur, volendo, potremmo a volte intravedere alcuni rimandi familiari, essi sono soltanto frutto di studio e di lavoro, decantati attraverso l’esperienza personale e la vita. Nelle opere di Simone Turra è possibile ritrovare l’incombenza della montagna, ma accanto a ciò, è presente un grande senso di umanità, inteso come partecipazione ai valori sostanziali della vita. La materia risulta piuttosto scabra e in essa giocano un ruolo fondamentale il dinamismo delle forme e il chiaroscuro, elementi basilari su cui sono costruite le opere. La compenetrazione degli elementi suggerisce il movimento, mentre la luce e l’ombra sono legate da un calcolo preciso di pieni e di vuoti, di fenditure e di spigoli e poi c’è un altro elemento: il colore. I tocchi di colore servono, a volte, ad accentuare il contrasto luminoso, altre volte, più semplicemente, a definire un volume e questa stratificazione di materia su materia, che è poi lo spunto iniziale della progettazione dell’opera, entra prepotentemente a far parte della scultura stessa, anche se l’artista lo considera quasi un elemento dimenticato o secondario (ma tanto secondario non è se nei disegni preparatori è invece l’elemento fondamentale dell’idea creativa!). il colore diviene luce e materia, si fonde con il legno, con la terracotta o il gesso e contribuisce a formare la sintesi narrativa dell’opera. Quando non vi è la presenza del colore, come nelle sculture in marmo o in bronzo, le luci e le ombre sono evidenziate da un modo di trattare la materia non convenzionale; le superfici sono tratteggiate come in un fraseggio, come se fossero percorse da una scrittura nota soltanto allo scultore che fa “parlare” le sue opere attraverso l’unico mezzo che conosce: la materia.

Antonella Alban

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